PROTESI AL SENO, TRA CATTIVA INFORMAZIONE E FALSE CONVIZIONI

Il seno per una donna rappresenta la femminilità, la sensualità e la maternità, una parte del corpo indispensabile per sentirsi belle e sicure di sé. Proprio per questa ragione la mastoplastica additiva, ovvero l’innesto di protesi al seno, è l’intervento estetico più richiesto. Avere un corpo dalle corrette forme è il sogno di tutte, ci sono donne che riescono ad accettare e quindi a convivere con eventuali difetti, altre invece hanno la necessità di intervenire. Il mondo della chirurgia estetica è molto ampio e pieno di insidie soprattutto perché rispetto al tema di protesi al seno esiste ancora una diffusa cattiva informazione e parecchie convinzioni del tutto sbagliate.

Per questi motivi abbiamo chiesto al chirurgo plastico Paolo Baschirotto della Clinica San Francesco, di aiutarci in un percorso di distruzione di informazioni sbagliate relative all’intervento di protesi al seno, tecnicamente definito: mastoplatica additiva.

  1. L’INTERVENTO NON PUO’ ESSERE EFFETTUATO IN REGIME AMBULATORIALE

“Gli interventi di chirurgia plastica devono essere considerati alla stregua di qualsiasi altro intervento chirurgico, non si può pensare di rivolgersi a dei non professionisti o a delle realtà che non hanno nulla a che fare con una struttura che non sia una clinica o un ospedale. Quando si decide di effettuare una mastoplastica additiva è opportuno eseguirla in una struttura sicura, protetta dove per qualsiasi cosa possa intervenire anche un équipe medica di anestesisti rianimatori. Non può essere effettuato in un regime ambulatoriale ma richiede una notte di degenza per evitare che si verifichino complicanze immediate come un’emorragia o un’infezione che possano compromettere la vita della paziente. Quindi è fondamentale rivolgersi solo a chirurghi specializzati che lavorano in strutture sanitarie”.

  1. LA CHIRURGIA ESTETICA NON PUO’ ESSERE LOW BUDGET ovvero “A BUON MERCATO”

“La qualità delle protesi e l’esperienza chirurgica devono essere le uniche due discriminanti per scegliere da chi farsi operare. Nella mia esperienza continuo ad incontrare pazienti che si sono sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva con budget davvero ridicoli e si sono ritrovate ad avere protesi messe in maniera asimmetrica, con cicatrici enormi che hanno difficoltà a guarire o peggio, poi arrivano qui e devono rifare tutto da capo. L’intervento ha un determinato costo calibrato e che permette ai chirurghi come me di dormire sonni tranquilli. Ovvio che le complicanze ci possono essere, ricordo che si tratta di un intervento chirurgico, ma risolvibili se seguite adeguatamente da personale specializzato e in una struttura adeguata”.

  1. Il CONTROLLO PRE OPERATORIO E’ FONDAMENTALE

“Prima di sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva è necessario sincerarsi che la paziente sia sana. Significa che bisogna effettuare gli esami del sangue, una radiografia del torace, un esame delle urine completo e un’ecografia o mammografia, vale a dire uno studio completo del seno, perché bisogna escludere la presenza di neoplasie. Siccome si tratta di un intervento estetico in presenza di problematiche o neoplasie la paziente non sarà sottoposta all’intervento”.

  1. LA PROTESI AL SENO NON SCOPPIA

“La protesi non può scoppiare perché al suo interno non c’è aria. Quando sui rotocalchi si legge che a qualche soubrette “è esplosa la protesi in aereo” sappiate che non è possibile. Non lo dico io, ma la fisica, se nella protesi non c’è aria, in una cabina pressurizzata, la pressione dell’aria è mantenuta a livelli di poco inferiori rispetto alla pressione al suolo per consentire ai passeggeri di respirare, non può gonfiarsi né tanomeno esplodere nulla. Una protesi al massimo si rompe, ma anche questo risulta molto difficile se vengono impiantate quelle di ottima realizzazione”.

  1. LA PREVENZIONE DEVE ESSERE E PUO’ ESSERE FATTA ANCHE DOPO UNA MASTOPALSTICA ADDITIVA

“L’impianto di protesi può essere realizzato secondo due modalità: posizionando la protesi dietro la ghiandola o sotto il muscolo. Io personalmente nel 70% dei casi utilizzo la tecnica definita dual plane. Dopo l’incisione il chirurgo realizza una tasca contenitiva per la protesi che per i due terzi superiori sarà posizionata sotto il muscolo e per il terzo inferiore sotto la ghiandola. Quindi dopo l’intervento si può allattare, perché la protesi non coinvolge minimamente la ghiandola mammaria e inoltre non influenza o incide su nessuna attività di prevenzione, come mammografia o ecografia”.

  1. LE PROTESI NON SONO ETERNE

“Le protesi devono essere sostituite. Rispetto al passato, quando dovevano essere sostituite dopo 10 anni, oggi è possibile farlo dopo 20 e in alcuni casi 25 anni. Le protesi non sono eterne”.

  1. L’ASPETTO PSICOLOGICO E’ UN ELEMENTO FONDAMENTALE

“Le donne che si rivolgono al chirurgo plastico vanno da un limite d’età di 18 anni, ovvero quello legale, fino a circa 70 anni. Nella mia esperienza la maggior parte delle pazienti che ho operato di protesi al seno si concentrano nella fascia tra i 28 e i 35 anni. Rivolgersi ad uno specialista per rifarsi il seno non è come andare al mercato pensando di comprare delle mele. La motivazione che sta alla base di una scelta di questo tipo deve appartenere solo ed esclusivamente alla paziente. Presto sempre molta attenzione al fatto che dietro ad una richiesta di questo tipo non ci sia un motivo legato a “riconquisto il marito” o “riconquisto il fidanzato”. Spesso mi è capitato che si siano rivolte a me donne con questa idea, ho sempre chiarito loro che, appunto perché si tratta di un intervento chirurgico, è fondamentale che lo si faccia per piacere a se stesse e niente di più. Il supporto psicologico è importante e non può essere trascurato o tanto meno non considerato”.

  1. LA GUARIGIONE NON E’ IMMEDIATA

“La guarigione, come per tutti gli interventi è un aspetto importantissimo e nel caso specifico si lega al riposo. Grazie alle nuove e più sofisticate tecnologie e una terapia antalgica personalizzata, oggi le mie pazienti, capita che non sentano mai dolore. Questo in molti casi ha rappresentato un problema perché si sono sentite legittimate dal tornare a riprendere le attività normali di sempre. In questi casi mi sono visto costretto a rimproverarle, perché bene che non ci sia il dolore, ma l’intervento c’è stato e quindi vanno rispettati i tempi stabiliti, anche per evitare infezioni o altre complicazioni. Dopo l’intervento è possibile riprendere le attività di sempre in maniera graduale, ad esempio per guidare bisogna aspettare almeno 15 giorni, per tornare in palestra almeno 1 mese”.